sabato 11 maggio 2013

Girlfriend from Hell (di Germano M.)


Girlfriend from Hell

di Germano M.

293 pagine, ebook gratuito autoprodotto

Download

Pagina di presentazione del romanzo

(da un articolo del 30 giugno 2011, parzialmente riveduto e corretto)






NB: Ripropongo questa recensione così come la pubblicai due anni fa, con le riflessioni e i ragionamenti di allora. Qualche nota la aggiungo solo qui, in fase di prefazione all'articolo.
Il tempo è passato veloce ma il Survival Blog resta nei cuori di tutti come un esperienza di scrittura collettiva esaltante. Germano, l'autore dell'ebook di cui vi (ri)parlo oggi è ancora oggi un caro amico, una persona che stimo. Non è cosa da poco, vuoi per i reciproci caratteracci, vuoi perché l'ambiente editoriale (e paraeditoriale) italiano è un campo minato in cui è più difficile non sopportarsi e diventare rivali che non apprezzarsi a vicenda.
Beh, signori, questo non è il nostro caso, per fortuna.
Nel mentre ci sono stati tentativi di plagio del SB medesimo, finiti in un mediocre fallimento spernacchiato da tutto il Web.
Ancora: alcuni blogger che parteciparono al progetto si sono eclissati o hanno smesso di scrivere, altri hanno partecipato a nuove avventure letterarie. E il mondo continua a girare, coi suoi difetti, i suoi momenti esaltanti, e i tanti, troppi periodi scoraggianti.
Il tempo è un tiranno implacabile e crudele, ma i bei ricordi e le esperienze formative per fortuna rimangono.
Sinossi

Anno 2015. La Gialla, un morbo che tramuta gli esseri umani in bestie antropofaghe, dall’Asia si è diffusa in quasi tutti i continenti, innescando una spirale di violenza che ha causato decine di milioni di morti.
Poche nazioni si sono salvate, spesso ricorrendo a metodi coercitivi estremi per salvaguardare la parte sana della popolazione e per mantenere una parvenza di società civile, costantemente assediata dalla paura e dalla disillusione, dalla povertà e dal rischio di infezione.
Ma c’è qualcuno che è riuscito a scamparla, allontanandosi, rifugiandosi in luoghi remoti, aspettando che la pandemia e la follia collettiva dei governi finiscano con l’annientarsi a vicenda.
I pochi superstiti lottano ogni giorno per sfamarsi, per evitare il contagio e non restare vittime degli infetti e dei razziatori, affrontando un futuro incerto e senza scopo apparente.
Internet è ancora in piedi, permettendo di scambiare informazioni non sempre utili o veritiere.
Chi può, affida alla rete le proprie memorie: un diario degli eventi che hanno condotto la specie umana alla catastrofe.
Questa è la storia di uno di loro e della sua donna.
Prima che tutto questo iniziasse, era solo un blogger. Il suo nome è Hell.

Commento


Di tutti gli spin-off e le versioni extended nate dal Survival Blog (trovate tutto in questa pagina) quella dell'amico Germano è quella a cui sono più legato. Vuoi perché è una storia un po' diversa dalle altre, vuoi perché offre alcuni scorci di Apocalisse davvero ottimi. Migliori, tanto per dirne una, di quelli un po' soporiferi della tanto celebrata saga zombesca di Manel Loureiro.
Ora, parlarne è un po' un casino. Quando ho definito Germano un amico non l'ho fatto a caso. Lo è senz'altro, ed è anche un collega blogger, uno di quelli con cui sono più in sintonia, al punto che oramai ci commentiamo raramente l'un l'altro, tanto i concetti esposti coincidono spesso e volentieri.
Parlare di un romanzo di un amico è pericoloso. Da una parte per l'ovvia ragione che c'è il rischio di offenderlo, dall'altra perché l'amicizia, almeno in Rete, ha assunto le sembianze di una brutta cosa, una sorta di epidemia, quella sì, da abbattere a fucilate. Specifichiamo: io per primo ho condannato e condanno le camarille di scrittori che gestiscono progetti mediocri in cui saltano fuori sempre i soliti cinque-sei nomi. La differenza, se mi è consentito, è che nei loro lavori si nota spesso questo senso di inadeguatezza e di scarsa passione, tra l'altro consentita da un'editoria, quella nostrana, che non punta quasi mai alla costruzione di progetti complessi.

Mi immagino la tipica riunione redazionale: “Aò, ma com'è, i vampiri tirano ancora? Allora chiamiamo quattro amici e vediamo di scrivere giù dei raccontini per buttare fuori un'antologia. Coinvolgiamo anche Gianni e Giuseppe. Anche se di solito si occupano di manuali di giardinaggio e di romanzi rosa, beh, che ci vorrai mai a scrivere du' cagate sui vampiri?

Ecco, queste cose sono deprecabili. Non perché sia brutto lavorare con degli amici. È brutto solo se lo si fa in modo approssimativo, per dar da mangiare un po' a tutti, ma col minimo sforzo per offrire qualcosa di veramente valido.
Ok, permettetemi di dirlo: non è il nostro caso. Il SB ha prodotto una marea di materiale, ma ciascuno se l'è gestito da solo, una volta capito che non era il caso di mettere insieme un minestrone che avrebbe fatto contenti tutti tranne i lettori esterni al progetto.

Zooey Deschanel, la Girlfriend del titolo. Eh, sì.

Girlfriend from Hell è uno dei figliocci della pandemia, ed è dannatamente divertente.

E dire che, quando GfH era solo il capitolo 1 del survival blog di Germano, mi convinceva solo a metà. Da lì in poi è diventato invece un crescendo sempre più coinvolgente e azzeccato, tanto che a fine lettura la domanda spontanea che mi son fatto è: “Ma perché questo tipo qui non l'ho mai trovato in libreria?
Al che mi è venuta in soccorso una citazione da Watchmen: “La donna che lavora alla drogheria all'angolo, sotto casa mia, si chiama Denise ed è una delle più grandi scrittrici americane, anche se non ha mai pubblicato una riga in vita sua.” (Autobiografia di Hollis Mason, primo Nite Owl).

Germano scrive una storia di zombie-apocalypse (senza zombie, ma coi Gialli) intimista, senza però rinunciare a sguardi su ciò che succede nel resto del mondo. Non scade mai nell'infodump, non si lascia prendere la mano come faccio io, che invece subito mi sarei messo a descrivere perfino la resistenza dei maori in Nuova Zelanda. Girlfriend from Hell è per metà un road movie, per metà una storia d'amore cazzuta e disperata, con un sacco di inside joke gustosi e citazioni da film noti ai veri fan.

Lo stile dell'autore richiama alla mente quello di Chiara Palazzolo (purtroppo scomparsa recentemente, NDR), che io cordialmente non sopportavo; solo che Germano evita tutto ciò che della Palazzolo non mi piaceva, conservandone il succo, gli aspetti positivi: dialoghi asciutti, realistici, descrizioni funzionali, senza cadere nella tentazione di utilizzare scadenti escamotage da romanzo teen-horror di serie Z. Tutt'altro: l'alter-ego del protagonista risulta quasi sempre cordialmente antipatico, se non addirittura odioso. Il che lo rende del tutto plausibile nelle vesti di sopravvissuto a una pandemia globale in cui il vostro vicino di casa tenterà di mangiarvi i testicoli.

Insomma, questo è Girlfriend from Hell. Un bell'ebook. Gratuito. E se pensate ancora che le mie siano le parole da “amiketto”, beh, il problema è vostro, non più mio.

martedì 30 aprile 2013

Back to Brooklyn (di Jimmy Palmiotti e Garth Ennis)


Back to Brooklyn

di Jimmy Palmiotti e Garth Ennis

Magic Press Editore

132 pagine a colori, 11 euro









Sinossi

Una crime story che colpisce per la sua efferatezza come un pugno allo stomaco. In quest'opera non ci sono super poteri o elementi fantastici, solo la cruda realtà della malavita a Brooklyn.
La trama è violenta ma compassionevole, nata dall'immaginazione vivida e dalla personale esperienza di vita a Brooklyn di Palmiotti.
Un uomo, Bob Saetta, membro della famiglia mafiosa dei Saetta, si trova costretto a vendersi alla polizia, causa la scoperta di un segreto così orribile da permettere che tutta l'organizzazione venga scoperta e smantellata.
Ma i suoi piani svaniscono quando scopre che suo fratello, Paul "il muro" Saetta, ha in ostaggio sua moglie e suo figlio.
Così fa un patto con due poliziotti in cerca di una promozione, affinché lo rilascino fino alla fine del week-end, per poter farsi strada, omicidio dopo omicidio, fino al fratello, per la resa dei conti. (Dalla quarta di copertina).

Commenti

Garth Ennis ha delle caratteristiche oramai fin troppo distinguibili, che sono facilmente identificabili in tutte le sue storie: violenza, humor nero, action, personaggi amorali, capaci di bassezze inconcepibili, e infine antieroi che paiono usciti dai film degli anni '80.
E questo Back to Brooklyn ricorda proprio una pellicola d'azione del periodo dorato dei vari Stallone, Schwarzenegger, Bruce Willis, Nick Nolte e via elencando. Solo che qui il tasso di splatter è in netto rialzo, mentre le motivazioni dei villains sono quanto più di sporco e abietto riusciate a immaginare.

In fondo Back to Brooklyn ben si amalgama con un certo tipo di cinema. Ne possiede la sveltezza, l'immediatezza, le sequenze che si alternano senza dare la possibilità al lettore/spettatore di tirare il fiato.
Al contempo ne mutua anche i difetti: la storia è piuttosto sui generis, i personaggi rispondono, chi più chi meno, a dei cliché, e alla fine della lettura vi sarà difficile ricordare i loro nomi.
Non è dunque un fumetto indimenticabile, questo Back to Brooklyn, ma ha un senso compiuto e una storia autoconclusiva, che dà quel che promette.

Garth Ennis è un autore che va bene per un determinato tipo di pubblico, quindi i suoi titoli non li consiglio certo a tutti.
In questa occasione si ha modo di vederlo all'opera con Jimmy Palmiotti e col disegnatore Mihalo Vukelic, entrambi da tenere d'occhio per il futuro immediato. Il risultato è né più né meno quello di cui vi ho appena parlato.
Sono in molti a definire Ennis come il Quentin Tarantino dei comics. E' un paragone azzardato, che funziona per molti versi, ma non per tutti.
Nel buon Garth c'è un filo di fondo - sottile e di difficile percezione - più malinconico e hard boiled. Tarantino, al contrario, cazzeggia alla grande dall'inizio alla fine dei suoi film. Che poi lo faccia bene oppure male, dipende dal gusto di ciascuno di noi.

lunedì 15 aprile 2013

Marvel zombies destroy (di P. David, F. Marraffino e M. Pierfederici)



Marvel zombies destroy

di P. David, F. Marraffino e M. Pierfederici

Panini Comics editore

128 pagine, 12 euro








Sinossi

Un manipolo di eroi per proteggere il nostro universo dalla minaccia dei Nazi-Zombi! Un’allucinante saga MZ di Peter David, Frank Marraffino e Mirco Pierfederici con: il durissimo Dum Dum Dugan, l’implacabile Howard il Papero e i loro intrepidi commilitoni della Brigata Papera. Contro: i supereroi di innumerevoli universi paralleli trasformati in zombi ghiotti di carne viva… e, per giunta, nazisti!

Commento

Minisaga autoconclusiva, da me letta in lingua originale (in formato eComics) qualche tempo fa, che Panini propone ora anche per il nostro mercato, sfruttando l'ottimo seguito del filone Marvel Zombies, il quale coniuga supereroi e zombie.
A dire il vero l'universo dei MZ soffre da un po' di tempo di un certo senso di stanchezza e di mancanza di idee innovative. Difetti che hanno tolto brio e freschezza alle ultime uscite. Laddove le prime due saghe sono ricchissime di colpi di genio e di trovate memorabili, quelle più recenti sembrano ritagliate per il solo pubblico dei fanatici Marvel, gli unici che possono apprezzare il gran numero di personaggi secondari (e non memorabili) tirati in ballo.

Marvel zombies destroy segue in parte questa politica del recupero di supereroi di secondo piano (avendo speso tutti quelli arcinoti nelle prime saghe di MZ, la scelta pare quasi obbligata), ma finalmente si affida a una storia talmente folle e pulp che riesce nell'intento di divertire e intrattenere.
Il plot di MZD è tutto sommato semplice: in un mondo ucronico parallelo al Marvelverso i nazisti hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale trasformandosi in zombie, e ora dominano il pianeta, dando la caccia ai pochi umani e superumani ancora in vita. Ciò che però preoccupa l'ARMOR - l'intelligence gemella dello SHIELD, che si occupa di prevenire crimini extradimensionali - è che questi nazisti "del mondo accanto" stanno preparando un'astronave da guerra in grado di viaggiare tra le realtà parallele, con l'intento di lanciarsi alla conquista di dimensioni ancora ricche di vita e di... cibo.

L'ARMOR mette quindi insieme una squadra da spedire nel mondo nazizombie, con l'intento di distruggere questa nave da guerra e di impedire l'invasione.
La squadra è quantomeno singolare: alla sua guida c'è Dum-Dum Dugan, già commando agli ordini di Nick Fury. Il suo secondo è nientemeno che Howard il Papero (per chi non lo sapesse: sì Howard è un personaggio Marvel, ed è lo stesso del famoso film degli anni '80!). Insieme a loro ci sono dodici supereroi assai poco noti, ma decisamente bizzarri: da Blazing Skull a Eternal Brain, da Flexo a Taxy Taylor. Se volete farvi un'idea, qui trovate una pagina con tutti i membri della "sporca dozzina".

La storia dà quel che promette, con il solo difetto di essere piuttosto sbrigativa in più di un passaggio. Tuttavia, se volete trascorrere qualche ora in compagnia di un fumetto spassoso e disimpegnato, Marvel zombies destroy è una lettura consigliata.

lunedì 8 aprile 2013

Take the long way home (di Brian Keene)


Take the long way home

di Brian Keene

Deadlite Press

104 pagine, 7.99 $ (Kindle edition) oppure 7.95 $ (paperback)

In lingua inglese







Sinossi

In tutto il mondo moltissime persone scompaiono all'improvviso, in un battito di ciglia.Scompaiono mentre sono alla guida delle loro auto. Mentre fanno la spesa al centro commerciale. Dalle loro case. Dai loro letti. Dalle braccia dei loro compagni.
Scompaiono persone comuni, leader politici, cantanti, piloti di aerei. Vecchi, bambini, donne e uomini.
Steve, Charlie e Frank stanno tornando a casa quando tutto ciò accade. Alcuni loro colleghi sono svaniti insieme agli altri, mentre loro tre no, e non sanno ancora quale sorte è toccata ai parenti che li attendono a casa. Tutto ciò che possono fare è mettersi in marcia e scoprirlo. Nel mentre la civiltà attorno a loro crolla a ritmi vertiginosi. Le autorità, dimezzate negli effettivi, non riescono a porre rimedio ai molteplici incidenti occorsi nel momento della “cattura”. Non solo il mondo si trova ad affrontare un'emergenza senza precedenti, coloro che sono stati lasciati indietro hanno anche una domanda a cui trovare risposta: dove sono finite le persone svanite nel nulla? Sono state rapite dagli alieni? Oppure si tratta della rapture, la chiamata di Dio ai suoi servi più puri e fedeli?

Commento

In primis vi devo mettere in guardia. Questo libricino di sole 104 pagine si legge nel giro di due/tre ore. Il rapporto quantità/prezzo non è affatto favorevole, nemmeno in formato ebook. In pratica Take the long way home non può essere definito un romanzo, bensì un novelette, un racconto lungo.

Altra notizia che può spiazzare qualcuno: Keene affronta questa storia pescando nella mitopeica dei reborn christians, e in particolare nella rapture, la cattura celeste che, in anticipo di qualche anno rispetto alla fine del mondo, convocherà tutti i credenti più puri in paradiso, lasciando tutti gli altri a patire l'interregno dell'Anticristo, a cui seguirà poi la seconda venuta di Gesù.

Tempo fa ho dedicato un dossier sulla ricca – in termini prettamente monetari – narrativa americana che si rifà alla dottrina dei cristiani rinati e dei neocon. Lo trovate qui. Si tratta di saghe a metà tra la fantascienza e l'horror, ma in cui la distinzione tra buoni e malvagi è sempre nettissima.

Fa un po' strano vedere Brian Keene che si cimenta con un argomento così spinoso. Per fortuna si tiene lontano dalle banali estremizzazioni di autori fanatici come il reverendo LaHaye, un tizio che coi suoi romanzi escatologici ha venduto più di tal Stephen King.
Dall'impostazione medesima di Take the long way home si vede che Keene non ha intenzione di battere sul fanatismo religioso. I tre protagonisti della novel sono rispettivamente un ebreo, un gay e un ateo di origini polacche. Anche se la storia prende effettivamente il risvolto religioso/soprannaturale, non c'è alcun compiacimento nel descrivere una giustizia divina selettiva ed eugenetica che, un bel giorno, salverà i timorati del Signore e lascerà gli altri a scannarsi come bestie tra le rovine della civiltà.

In questa novel la rapture è un fatto concreto e inspiegabile in termini scientifici, eppure la mente del lettore non è mai violentata per meri scopi di proselitismo.
Per il resto Keene sguazza nel suo ambiente naturale, l'horror apocalittico. Genere in cui ha davvero pochi uguali nell'immaginare il crollo della civiltà e le bassezze umane che ne derivano in modo violento e virale. In Take the long way home non ci sono zombie, vampiri o guerre nucleari. Ciò che avviene è causa di un evento inspiegabile e “divino”, ma quel che ne consegue – violenze, stupri, saccheggi, brigantaggio – è innegabilmente opera della natura umana.

Non è una storia imperdibile, non è il miglior Keene. Tuttavia è un ulteriore ottimo esempio di come si può gestire uno scenario catastrofista partendo dal basso, e con gli occhi di persone comuni, non di eroi o di scienziati.
Al solito l'inglese di mr. Keene è di una fluidità impressionante, comprensibilissimo anche per chi ha una conoscenza poco più che scolastica di questa lingua. Ciò che impressiona dell'autore è proprio la maestria con cui costruisce trama e dialoghi. Se a una prima, banale occhiata può sembrare una scrittura semplice, ci si accorge presto che si tratta di ben altro: fluidità e occhio “cinematografico” di azioni e situazioni.

(Da un mio articolo del 13 luglio 2011)

domenica 24 marzo 2013

Spazio 1669 (di Alessandro Forlani)


Spazio 1669

di Alessandro Forlani

Ebook autoprodotto

Racconto gratuito, disponibile in formato digitale









Sinossi

Misteriose morti, segrete ottave dell'Ariosto, alchimia di alto profilo, mirabili progetti della casa d'Este e un ignaro valletto immerso in una storia che va molto oltre la sua comprensione. Questi sono gli ingredienti di Spazio 1669, opera disponibile per la lettura in versione completa, un racconto di fantascienza baroquepunk dello scrittore Alessandro Forlani, recente del premio Urania di Mondadori 2012.
Il sottogenere del baroquepunk ci catapulta in un XVII secolo dominato da atmosfere avventurose e misteriose allo stesso tempo, usando i grandi regni in espansione e i piccoli ducati del periodo come sfondo di ambientazioni dall'appeal storico e fantastico di eccezionale livello.

Commento

Alessandro Forlani è uno scrittore unico nel panorama italiano.
Colto, raffinato, storico preparatissimo, non esita piegare il suo sapere per scrivere ottimi racconti del fantastico, esplorando soprattutto quei sottogeneri di cui moltissimi parlano (quasi sempre a sproposito) senza però ma spingersi all'atto pratico del ricavarne qualcosa.
Oltre ad aver più volte affrontato lo steampunk, la fantascienza ibridata di horror (vedi I Senza-Tempo, romanzo vincitore del Premio Urania), Forlani si è anche cimentato nel curioso e particolare filone del baroquepunk, termine più suggestivo da pronunciare che non pratico da adottare come punto di riferimento creativo.
L'autore di Spazio 1669 invece lo fa in modo sublime, regalandoci un racconto elegante, piacevole e ricco di quel sense of wonder che - di nuovo - viene più spesso discusso che non utilizzato con sapienza.

La novelette è ambientata in periodo barocco (l'anno è facilmente deducibile dal titolo), ma in contesto alternativo. La concezione dello spazio non è galileiana, bensì tolemaica, con la Terra al centro del cosmo e gli altri pianeti, Sole e Luna compresi, che girano attorno a essa.
Attorno a questo coraggioso spunto ucronico iniziale si sviluppa la trama del racconto, incentrata sulla corsa allo spazio da parte di due potenze economiche e politiche dell'epoca, la Francia del Re Sole e i Duchi d'Este, signori di Modena e Reggio.
Mentre i francesi si apprestano a varare la prima uranonave per conquistare la Luna, gli estensi ordiscono un piano per bloccare la loro rincorsa allo spazio. Il piano degli italiani sembra girare su un messaggio segreto celato nella pagine de L'Orlando Furioso.

Impossibile rivelare altro, per non rivelarvi la sorpresa.
Il mio giudizio globale è molto alto, soprattutto per il raffinato stile narrativo di Forlani, ma anche per la sua fervida immaginazione, capace di tratteggiare un mondo baroquepunk che finalmente riesce a dare un significato a questo termine finora soltanto pretenzioso.

sabato 16 marzo 2013

L'Ora più Buia (di Claudio Vergnani)



L'ora più buia

di Claudio Vergnani

Gargoyle editore

16 euro, 504 pagine

(da un mio articolo dell'8/10/2011)






Sinossi

Dopo le avventure narrate ne Il 36° Giusto, Claudio, Vergy e i loro amici lasciano Parigi e ritrovano una Modena quasi tornata alla normalità, i pochi vampiri rimasti in circolazione nascosti nelle fogne e negli edifici abbandonati delle periferie più degradate. Stanchi, depressi decidono di riempire il vuoto delle loro esistenze dedicandosi alla ricerca di Alicia, nella folle e disperata speranza che questa possa essere ancora viva. Claudio e Vergy iniziano così delle indagini che, ben presto, si riveleranno un’autentica discesa negli inferi che li porterà a confrontarsi non solo con un inquietante e antico Maestro ma, anche e soprattutto, con le loro paure di uomini rassegnati al proprio destino, fino a un incontro con la morte che si consumerà nel più tetro e freddo dei luoghi, nell’ora più buia quando, per citare l’Amleto di Shakespeare, “i cimiteri sbadigliano e l’inferno soffia il contagio su questo mondo”.

Commento

Era da tantissimo tempo che non chiudevo un libro rischiando di versare qualche lacrima di commozione (e di tristezza, voltando l'ultima pagina). Così tanti anni sono trascorsi che quasi non ricordo quando è stata la volta precedente. Probabilmente con la saga di Hyperion di Dan Simmons, se la memoria non m'inganna.
Questa volta è toccato invece a Claudio Vergnani e alla sua meravigliosa trilogia sui vampiri modenesi.
 
L'ora più buia è il capitolo conclusivo della saga. In questi anni vi ho parlato spesso di essa. Ribadisco dunque soltanto pochi concetti, per chi si trovasse a leggere questa recensione senza ancora conoscere il mondo narrativo di Claudio Vergnani.
Stiamo parlando di vampiri e ammazzavampiri, ma entrambe le categorie sono antitetiche a libri sui nosferatu letterari (possibilmente adolescenti, belli e dannati) che vanno di moda da una decina d'anni a questa parte. I vampiri di Vergnani sono creature avide, malvagie, crudeli, spesso anche stupide, qualcosa di simile agli zombie, ma decisamente più arcigni e difficili da sconfiggere.
Gli eroi della saga, nonché nemesi dei non-morti, sono a loro volta molto fallibili, sbandati se non addirittura disperati, senza particolari risorse, organizzazione o doti morali (almeno apparentemente). Ed è questo che me li ha fatti amare fin dal primo libro.

L'immedesimazione non è mai necessaria, ma l'empatia sì. Affezionarsi ai personaggi di un libro è essenziale per renderli più vivi ai nostri occhi di lettori. E se essi sono vivi, noi soffriamo, gioiamo e ci divertiamo con loro. Cosa che, per dirla tutta, capita raramente. Cosa che, aggiungo io, Claudio Vergnani sa fare con una naturalezza che ha del sublime.
Sarà forse perché nei due protagonisiti principali, Vergy e Claudio (appunto), c'è un humus autobiografico che rende tutto più realistico, più tangibile.
Staccarsi da loro, perché questo è l'ultimo libro della saga, è stato difficile. Molto.

Venendo a un'analisi più classica de L'ora più buia, va detto che il romanzo recupera lo stile più classico del primo volume, differenziandosi dal capitolo di mezzo (Il 36° giusto), che è frammentato a episodi. Solo considerando la trilogia completa comprendiamo il quadro generale, e gli aggancia da un libro all'altro.
Siamo alle rese dei conti, al confronto con un maestro vampiro che proprio di Modena ha fatto la sua casa secolare. Qualcuno di più subdolo, di più antico e malato rispetto al già temibile Grimjack, sconfitto dai nostri antieroi nel primo libro.
Le vicende si svolgono nel nostro presente, in cui l'esistenza dei vampiri è venuta alla luce, pur non cambiando di molto le cose e gli equilibri. L'umanità preferisce continuare nella sua squallida esistenza di sempre, badando soltanto che i non morti, specialmente quelli più deboli e insani, se ne stiano relegati nei ghetti, a dare la caccia a mendicanti, immigrati e tossici.
Le vicende portano gli ammazzavampiri capitanati da Claudio a esplorare i vecchi palazzi di Modena, i suoi sotterranei, le campagne circostanti in cui gli sgherri dell'arcivampiro Ruthwen organizzano rave party a base di mattatoi e mattanze.
Da metà libro in poi l'atmosfera si scalda, molti nodi cominciano a venire al pettine. I nostri eroi dovranno dapprima affrontare la disperata solitudine delle loro vite (che poi è quella un po' di tutti), prima di avviarsi verso il gran finale.
Già, il gran finale, su cui non voglio rivelare nessun dettaglio, per non rovinare la sorpresa. Vi dirò soltanto che è grandioso e tragico, poetico e meschino. In una parola: perfetto.
Se il difetto di molte saghe è quello di concludersi in maniera indegna, beh, in questo caso il rischio è del tutto scansato. Semmai arriverete all'ultima pagina come me: un po' commossi e decisamente emozionati.

Il bello della scrittura di Claudio Vergnani è che essa parla di grandi cose, di sentimenti, di solitudine, di bassezze umane, di atti di incredibile coraggio. La cosa stupefacente è che riesce a farlo senza risultare mai demagogico, nemmeno in un paragrafo, nemmeno in un dialogo. Turpiloquio e parolacce, scambi sagaci di battute, personaggi improbabili disseminati qua e là (nani di colore, ninfomani, master di giochi di ruolo, vampiri impazziti, vampiri che non si rendono conto di esserlo): tutto serve a rendere piacevole la lettura, ma anche a raccontare la storia di uomini travolti, come spesso accade, da destini più grandi di loro.

Se volessi fare il recensore impegnato direi che sotto la patina divertentissima della caccia al vampiro, L'ora più buia (e i romanzi che la precedono) parla di grandezze e piccolezze di cui è capace l'essere umano, di solitudine e di coraggio, di vizi e di virtù.
Se poi volessi essere ancora più pedante suggerirei che i vampiri stessi non sono altro che uno stratagemma, una scusa per narrare una storia molto più profonda, umana e toccante. Eppure anche spassosa.
Sinceramente non saprei cosa chiedere di più a dei libri.
Quindi questa recensione, molto accorata e molto sentita, si conclude con un grazie all'autore e un complimento alla Gargoyle, che ha puntato su lui in maniera tanto netta e decisa.

venerdì 1 marzo 2013

L'Ultimo Papa (di Michael Travis)


L'Ultimo Papa

di Michael Travis

Edizioni Piemme

388 pagine, 19.50 euro









Sinossi

Con il prossimo papa, tra molte tribolazioni, Santa Romana Chiesa cesserà di esistere. Questo dice la cosiddetta "profezia dei papi" del vescovo medievale Malachia, che ha predetto con inquietante precisione la successione di tutti i pontefici della storia, fino all'ultimo. Il giornalista tedesco Konrad Polidori non ha mai sentito parlare di Malachia quando arriva a Ischia per seguire un convegno di alchimisti. Deve scrivere un articolo sull'intervento di un famoso egittologo ed esoterista, Albert Kurzweil, che ha promesso sconvolgenti rivelazioni. Rivelazioni che non arriveranno mai, perché l'uomo viene barbaramente ucciso alla vigilia del suo discorso. È proprio Polidori a trovare il cadavere, e a imbattersi nel taccuino del professore, che contiene molto più di quel che sembra. Kurzweil sapeva che la sua vita era in pericolo, per questo aveva disseminato i suoi appunti di messaggi in codice che Polidori, grande esperto di enigmistica, riesce a decifrare. Insieme a Chiara, la fotografa che collabora con lui, Konrad si imbatte così nel segreto meglio custodito dal Vaticano, un segreto che attraversa i secoli e che unisce l'antico Libro dei morti, la misteriosa Cappella Sansevero a Napoli e l'Inquisizione. E, soprattutto, il vescovo Malachia. La sua profezia sta per compiersi, la fine dei giorni si avvicina. E c'è chi è disposto a tutto per evitarlo. (fonte: IBS)

Commento

Dalla quarta di copertina si evince che questo è il primo romanzo dello statunitense Michael Travis, professore di lettere e appassionato di esoterismo. Non deve essere stato difficile trovare un editore, presentando questo libro con vaghi richiami a Dan Brown, e scritto con ottimo sfoggio di erudizione e buon mestiere.
L'ambientazione italiana sembra oramai tra le preferite degli scrittori anglosassoni (vedi nota post-recensione); questa volta siamo nell'insolita cornice di Napoli e dintorni, che sostituisce la più inflazionata Roma. L'intreccio di Travis è ricco di collegamente tra storia antica e moderna, esoterismo, alchimia e anche misticismo nazista. In alcuni punti occorre essere ferrati in materia, per non rischiare di andare in palla. Ci sono interi capitoli che sono tanto ricchi di "infodump" da risultare quasi dei piccoli saggi. A dispetto di quanto sostengono i soloni di tanti altri blog sulla letteratura di genere, ammetto di non considerare l'infodump come un male assoluto. Anzi: tutto sta nel gestirlo in modo fluido. O forse sarà che gli argomenti in cui Michael Travis sfoggia la sua cultura sono talmente interessanti che ho chiuso volentieri un occhio sui patemi stilistici.
L'ultimo Papa parte come un classico giallo ma ben presto diventa un thriller esoterico. L'autore non lascia molto spazio alle scene d'azione, concentrandosi piuttosto sull'indagine e sull'interazione tra personaggi principali e comprimari, dimostrando così di avere un'idea dell'Italia piuttosto stereotipata (come ho già detto, vedi dopo).
I colpi di scena non sempre sono così soprendenti come ci si aspetta, ma nel complesso la storia non ha particolari cali di qualità.
Molto interessante lo scenario in cui agiscono "i cattivi", su cui non posso dire molto senza rischiare spoiler clamorosi. Comunque sappiate che gli Apostoli Neri, una branca spietata dei servizi segrete vaticani, perseguono un fine folle e fumettistico. Tanto improbabile e fantasioso che... mi è piaciuto molto. Amo gli autori che sanno lavorare d'immaginazione, seguendo percorsi coraggiosi e contorti. In questo Travis non fa certo difetto.
In sostanza L'ultimo Papa è un romanzo per molti versi acerbo, ma del tutto godibile.

(Da un articolo del Blog sull'Orlo del Mondo del 31 agosto 2009)