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mercoledì 19 settembre 2012

N. (di Stephen King, Marc Guggenheim e Alex Maleev)



N.

di Stephen King, Marc Guggenheim e Alex Maleev

Sperling & Kupfer

120 pagine a colori, 14.90 euro







Sinossi

C'è qualcosa di soprannaturale e misterioso nelle profondità del campo di Ackerman, campagne del Maine. C'è una composizione, che ricorda Stonehenge, di sette pietre con un orribile occhio nel centro. E tutto ciò che abita lì, in quello strano luogo spazzato dal vento, può aver portato al suicidio di un uomo, “N.”, le cui visite al campo sono sconfinate nel regno dell’ ossessione compulsiva. Perché la salvezza sta nel continuare a contare le pietre... continuare a contare... contare…

Commento

Un racconto di King che diventa una graphic novel: è un fenomeno piuttosto frequente, vedi per esempio la trasposizione a fumetti de L'Ombra dello Scorpione.
Con N. però la qualità è davvero alta, sia per quel che concerne la storia sia per i disegni e la parte grafica, questioni affidate all'ottimo duo Guggenheim - Maleev.
N. è un disturbante omaggio lovecraftiano ambientato nel classico Maine, terra degli incubi per tutto ciò che tormenta la fantasia di zio Stephen. Un complesso di monoliti, che appare composto da sette o otto orribili pietre - a seconda dalla prospettiva in cui lo si guarda - pare costituire un sigillo millenario in grado di bandire dal nostro mondo un'orribile divinità chiamata Cthun.

Da tempo immemore delle persone solitarie, scelte apparentemente dal caso, vengono incaricate di custodire i megaliti, di modo che nessuno possa in alcun modo rimuoverli e liberare il male. La particolare location, un campo desolato e lontano dalle strade principali, facilita il compito degli involontari (e spesso inconsapevoli) custodi. Tuttavia il Male che si propaga dalle pietre è tale da risultare contagioso anche solo guardandole.
La pazzia si manifesta in comportamenti compulsivi: i custodi dei megaliti sono ossessionati dai numeri pari (che sono "buoni"), dai cerchi e dalle diagonali, capaci di rafforzare le invisibili barriere tra il nostro mondo e quello di Cthun. Tuttavia la loro salute mentale è destinata a deteriorarsi sempre più in fretta, lasciando come ultima facoltà quella di trovare un altro custode a cui scaricare questa maledizione.

Ottimi disegni, tramoti infuocati e malsani che danno davvero la sensazione di affacciarsi su altri mondi.
Desolazione mentale e fisica, senso di abbandono, personaggi coinvolti in giochi cosmici più grandi della loro stessa comprensione.
Un finale a sorpresa, molto riuscito e cupo.
N. si rivela essere uno splendido viaggio nell'orrore imperscrutabile ed eterno. Un omaggio a HPL sentito e moderno.

giovedì 11 agosto 2011

The Dome (di Stephen King)



The Dome

Di Stephen King

Sperling & Kupfer editore

1037 pagine, 23.90 euro

(Recensione del 31/10/09)




Sinossi


È una tiepida mattina d'autunno a Chester's Mill, nel Maine, una mattina come tante altre. All'improvviso, una specie di cilindro trasparente cala sulla cittadina, tranciando in due tutto quello che si trova lungo il suo perimetro: cose, animali, persone. Come se dal cielo fosse scesa la lama di una ghigliottina invisibile. Gli aerei si schiantano contro la misteriosa, impenetrabile lastra di vetro ed esplodono in mille pezzi, l'intera area - con i suoi duemila abitanti - resta intrappolata all'interno, isolata dal resto del mondo. L'ex marine Dale Barbara, soprannominato Barbie, fa parte dell'intrepido gruppo di cittadini che vuole trovare una via di scampo prima che quella cosa che hanno chiamato la Cupola faccia fare a tutti loro una morte orribile. Al suo fianco, la proprietaria del giornale locale, un paramedico, una consigliera comunale e tre ragazzi coraggiosi. Nessuno all'esterno può aiutarli, la barriera è inaccessibile. Ma un'altra separazione, altrettanto invisibile e letale, si insinua come un gas velenoso nel microcosmo che la Cupola ha isolato: quella fra gli onesti e i malvagi. Tutti loro, buoni e cattivi, dovranno fare i conti con la Cupola stessa, un incubo da cui sembra impossibile salvarsi. Ormai il tempo rimasto è poco, anzi sta proprio finendo, come l'aria...


Commento


È da molto tempo che sono assai duro nel giudicare ciò che esce dalla penna di Stephen King. Questo scrittore mi ha formato, accompagnandomi nei cosiddetti “anni più belli”, di romanzo in romanzo, tra incubi e poesia. Poi il crollo creativo e qualitativo, che mi ha fatto disinnamorare di lui.

Perchè io non sono un “fan”, e quindi riesco ancora ad avere quella razionalità minima e indispensabile per giudicare un libro senza considerare il nome e il medagliere di chi l'ha scritto.

“The Dome”, a cui mi sono avvicinato con estrema circospezione, è stato il riscatto di King ai miei occhi. Il perchè potrebbe essere riassunto in una frase che significa tutto e niente: “The Dome” è un romanzo che sembra scritto da un'altra persona, al contempo senza perdere le migliori caratteristiche kinghiane.

Lo si vede fin dall'inizio. I fatti si manifestano subito, facendo entrare i lettori nel cuore della storia già dalla terza pagina. Un record assoluto per il Re, che di solo ama sfiancarci con delle introduzioni di una prolissità devastante. Lo temevo anche in questo libro, considerandone anche la spaventosa mole, invece questa volta sono rimasto spiazzato.

Niente pappardelle psicologiche, niente aperta-parentesi che durano duecento pagine: qui si parte in quarta, e il crescendo di tensione riesce a tenersi a livelli accettabili per quasi tutto il romanzo. Praticamente un record. Proprio per questo motivo dico e ribadisco che “The Dome” sembra poco kinghiano.

La storia, riassunta decentemente nella sinossi copiata da IBS, mi ha da subito ricordato un serial che da noi è passato quasi inosservato, ma che ha grandi meriti e coraggio: Jericho. Le atmosfere sono molto somiglianti, l'ambientazione e i protagonisti pure. Prendete anche solo l'eroe del romanzo, l'ex capitano dei marines Dale Barbara. Non vi ricorda forse Jake Green, il giovane ex militare che torna nella cittadina di Jericho poco prima del disastro?

Somiglianze casuali? Può darsi, anzi, è probabile. Ben lungi da me l'idea di parlare di plagio, anche perchè la storia di King si sviluppa su binari differenti rispetto a quelli del serial. Tuttavia sappiatelo: se vi sono piaciuti i presupposti portanti di Jericho, vi piacerà anche questo romanzo.

Punto di forza assoluto di “The Dome” è il microcosmo che l'autore riesce a creare nel descrivere la classica comunità rurale che rimane bloccata dal resto del mondo per colpa della misteriosa Cupola, che agisce come un campo di forza invisibile e impenetrabile. In pochi giorni il paese di Chester's Mill diventa una sorta di dittatura in miniatura, retta dalla paura e dall'inganno, ma ancor più dall'ignoranza, tipica di chi vive in piccole comunità, imparando a temere il mondo esterno.

King ritorna quindi su alcune tematiche già trattate in passato: la rozzezza dei provinciali, l'ipocrisia di chi si aggrappa a una Fede cieca e di convenienza, la duplice natura dell'essere umano. Non mancano moltissimi stereotipi: il politico affabulatore e corrotto, la polizia locale inetta e violenta, la tossica del paese, l'ubriacone, il forestiero usato come capro espiatorio, l'adolescente geniale, la mamma complessata, il vecchietto eroico, il prete invasato etc etc.

“The Dome” è il paradiso degli stereotipi, a guardare bene. Ma King è bravo ad affascinare e a coinvolgere il lettore, tanto che dopo meno di cento pagine ci si fonde pienamente con Chester's Mill, al punto da diventarne a nostra volta abitanti.

Per non spoilerare non posso rivelare nulla sulla natura della Cupola e sull'elemento fantastico utilizzato questa volta dal Re. Diciamo solo che lo introduce in modo lieve e ben poco invadente, preferendo invece puntare sul lato “sociale” della storia, ovvero l'imbarbarimento di un paese lasciato a se stesso, così irraggiungibile da sembrare una colonia marziana.

Il finale, che spesso rappresenta il punto debole di King, risulta invece molto potente ed evocativo, a eccezione delle ultime quattro, cinque pagine, che potevano benissimo essere scritte in modo più adeguato a concludere le mille precedenti.

In sostanza “The Dome” è un lavoro molto buono, adatto anche ad avvicinare nuovi lettori, tra coloro che non hanno mai letto qualcosa dello scrittore del Maine. Certo, c'è quest'abbondanza di personaggi e fatti secondari che, se da una parte affascinano, dall'altra potevano essere tranquillamente tagliati in fase di editing. Ma il Re è così: prendere o lasciare.

Questa volta prendo.