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sabato 7 febbraio 2015

Black Magic Woman (di Danilo Arona)



Black Magic Woman

di Danilo Arona

Fratelli Frilli Editore

244 pagine, 1,99 euro (versione ebook), 7,15 euro (versione cartacea)

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Sinossi

11 settembre 2001.
Da anni residente in Italia, il giornalista spagnolo Manuel Blanco, dinanzi alle terribili immagini televisive delle Twin Towers in fiamme, riceve un inquietante documento via rete dall’America. Il file s’intitola Black Magic Woman, qualcosa di antico e di familiare per Blanco che ha indagato a lungo in passato sui misteri del Palo Mayombe e i suoi rapporti con le narcomafie. Quel resoconto, però, fa intravedere qualcosa di diverso: dietro la tragedia delle Torri e le sue conseguenze nel mondo non c’è solo la sigla misteriosa di Al Qaeda, ma un più arcano livello esoterico che, nel nome del Palo Mayombe e della magia nera islamica, fiancheggia il terrorismo scatenatosi nel mondo occidentale...
E se la guerra che vediamo ogni giorno combattere in TV fosse soltanto la facciata di sotterranea guerra psichica che una setta micidiale ha dichiarato all’umanità? E se le migliaia di vittime innocenti, soprattutto donne e bambini, da un parte e dall’altra, altro non siano che pedine progettualmente sacrificabili sul fronte di tale conflitto? E se i tanti misteri di una cronaca impazzita (ragazzini uccisi e/o scomparsi così come giovani donne) e le sue troppe apocalissi quotidiane rientrassero in questo mortale disegno?

E’ solo fantasia. Forse... Ma nel gennaio 2002, quando un piccolo di sei anni è misteriosamente assassinato in una villa sulle alture genovesi, Blanco - con l'aiuto di un anziano professore universitario e un tenente colonnello dell'Arma - scopre che il preambolo di tanto moderno terrore potrebbe addirittura risalire alla Londra del 1888, dove impazzava Jack lo Squartatore. Un lontano passato che si riverbera nella storia criminale dell'ultimo ventennio italiano, dove gli orribili delitti del “mostro di Firenze” s'incrociano ad altri inspiegabili e sanguinosi fatti di cronaca: Castelluccio dei Sauri, Novi Ligure, Chiavenna, gli omicidi di Donato Bilancia...

Commento

Riproporre questa mia recensione dopo diversi anni è una scelta meditata, non casuale.
Lo faccio perché Black Magic Woman, a mio parere il capolavoro letterario del sempre ottimo Danilo Arona, ha anticipato anni fa delle tematiche che oggi sono fin troppo d'attualità. Terrorismo, esoterismo, manipolazione della credulità popolare, riti occulti che legano remote periferie della vecchia Europa (Italia in primis) a signori della guerra che trasformano i loro desertici feudi in wasteland dominate da barbarie e da riti sanguinari.
Inoltre Black Magic Woman è ora in vendita anche in versione digitale a meno di due euro. Un'occasione imperdibile. Anche perché non ricordo altri thriller/horror italiani dal sapore tanto globale e... profetico.
Così, eccovi la mia vecchia recensione.

Anche in Black Magic Woman l’autore non tradisce lo stile che da sempre preferisce: il romanzo occultistico-esoterico presentato sotto forma d’approfondimento giornalistico.
Ambientato tra Piemonte e Liguria (in primis Bassavilla città cult dei romanzi di Arona), il romanzo rielabora ciò che sta accadendo ai giorni nostri cercando di porlo da un differente punto di vista: quello misterico e magico. In questo modo si mischiano magistralmente elementi apparentemente antitetici quali attualità e antichi riti, terrorismo e superstizioni ataviche, mondo moderno e mondo spirituale.
Arona non lesina in teorie e approfondimenti, sfruttando il taglio a volte quasi giornalistico del romanzo e giustificando mirate digressioni in campo esoterico con l’intervento di Alex Grandoni, un altro dei protagonisti del libro, sensitivo genovese e forse alter ego dell’autore stesso.

L’orrore evocato da Arona nasce dal quotidiano, dai piccoli orrori della provincia sonnolenta, annodandosi poi, in modo sapientemente verosimile, a scenari sempre più grandi, fino a scoprire trame occulte che mettono in pericolo l’esistenza stessa del mondo così come lo conosciamo.
La vicenda principale del romanzo è alternata da brevi storie collaterali che, pur nascendo dalla trama-madre, sono autoconclusive e aiutano il lettore a percepire la grandezza del Male che con le sue spire rischia di avvolgere qualunque cosa.

Quel Male che, nei romanzi di Arona, dà sempre l’impressione di essere così forte, inarrestabile e inevitabile tanto che, man mano che si prosegue nella lettura, sorge spontaneo un senso di pessimismo, accompagnato dal dubbio: ciò che l’autore racconta è davvero solamente frutto della sua fantasia creativa?

lunedì 20 febbraio 2012

Malapunta (di Mordan Perdinka/Danilo Arona)



Malapunta

di Morgan Perdinka (Danilo Arona)

Edizioni XII

360 pagine, 17.50 euro









Sinossi

Malapunta è una piccola isola deserta tra l’arcipelago toscano e la Corsica. Qui sbarca Nico Marcalli, ricco quarantenne ossessionato dal rimorso per la morte della giovane moglie in un incidente d’auto, per farsi dimenticare e morire lentamente devastato dall’alcol e dai suoi fantasmi, nella villa a strapiombo sul mare costruita dall’enigmatico Lord Taylor nel XIX secolo.
Ma su Malapunta, Marcalli comincia a fare strani sogni. Sogni che non gli appartengono.

Il gruppo di survivalist dei redivivi sta mettendo a punto insieme al professor Carlos Aztarain un esperimento legato a Malapunta e alle tecnologie della mente, dai risvolti imprevedibili. Per lo scienziato, forse sarà il modo di comprendere perché la risonanza di Schumann – il “battito cardiaco” del pianeta – sta crescendo.

Cosa lega l’infelice Nico Marcalli alle sconvolgenti catastrofi naturali che stanno mietendo vittime in tutto il mondo? Chi altri vive, oltre a lui, sull’isola? Perché a Bucarest un giovane assassino chiamato l’orco delle fogne conosce alla perfezione l’isola e i suoi misteri?


Commento

Non ho mai nascosto la mia ammirazione per Danilo Arona, il più completo ed eclettico scrittore di genere (ma non solo) del panorama italiano. Tale ammirazione vale alla stesso modo anche per il suo alter-ego suicida, Morgan Perdinka, a cui viene attribuita la paternità di Malapunta.
Il romanzo in questione è un puzzle raffinato. Definirlo soltato un horror sarebbe limitativo e sbagliato. In realtà Malapunta è qualcosa che tange generi multipli: dalla fantascienza al thriller, dall'horror al mistery, con una decisa e bizzarra virata sul catastrofico nella sua parte finale.

Al solito Arona si dimostra un fine tessitore, incrociando situazioni e suggestioni differenti, creando una narrazione su più piani temporali, in cui è facile (e piacevole!) perdere la bussola e farsi prendere dal solito dubbio: ma è davvero soltato una storia inventata?
Questa volta l'autore utilizza meno, rispetto al passato, richiami e riferimenti alla cronaca nera reale. Il risultato è un libro un po' meno “aroniano” è un po' più “perdinkiano”. Il che è bizzarro, trattandosi della medesima persona. Ma la piccola innovazione stilistica funziona: Malapunta ha il sapore classico di Arona, ma al contempo offre delle varianti interessanti.

Parlando più nello specifico del romanzo, va da sé che tutto sembra ruotare sulla piccola, deserta isola che dà il nome al libro, Malapunta. Epicentro di energie ancestrali e incontrollabili, nodo focale in cui la realtà si confonde coi sogni, permettendo al mondo dell'impossibile di compenetrare quello materiale. Questo vuol dire, senza troppi giri di parole, che Malapunta è uno di quei luoghi, antichi come l'universo stesso, in cui gli incubi hanno il potere di manifestarsi e di far del male.

Il protagonista del libro, Nico Marcalli, non ha tratti distintivi che lo rendono particolarmente simpatico. Anzi, il suo carattere vizioso e immaturo ben si sposa con l'atmosfera malaticcia e ambigua che permea le pagine di Malapunta. Niente spunti di forzosa positività, nessuno spiraglio di luce, se non in rarissimi casi.

Interessante il modo in cui un certo punto il romanzo muta (come se fosse una cosa vivente) dall'atmosfere raccolte dell'isola a uno scenario mondiale, intrecciandosi con una “specie di fine del mondo” che, in puro stile aroniano, è piuttosto diversa da quella immaginati da molti suoi colleghi scrittori.
È un Apocalisse solo suggerita al lettore, per molti versi intimista, che si svela attraverso pochi scorci, sufficienti a far intuire una mutazione mondiale così aliena da risultare indescribile. Qualcosa che si avvicina ai concetti lovecraftiani senza però mai scimmiottarli. Se l'ombra di HPL aleggia su Malapunta lo fa da lontano, molto da lontano, senza dar fastidio.
Arona provvede di suo a perturbare il lettore.
Se è vero, come io credo, che è impossibile terrorizzare attraverso la parola scritta, è altrettanto vero che autori molto bravi sono in grado quantomeno di inquietare. Di insinuare tarli, dubbi sulla percezione della realtà che ci circoda.
Ecco, con Malapunta siamo da quelle parti.

lunedì 28 novembre 2011

L'alba degli zombie (di D.Arona, S.Pascarella e G.Santoro)




L'alba degli zombie

di D.Arona, S.Pascarella, G.Santoro

Gargoyle Books editore

266 pagine, 17 euro








Sinossi

Il biennio 2011-2012 viene salutato come la nuova stagione dei morti viventi.
Che spetti agli zombie il compito di traghettarci verso l’attesa apocalisse del dicembre 2012?
Di certo nessuno se lo augura sul serio, ma chi, meglio dei non-morti di George Romero, puo' aspirare al titolo poco ambito di 'araldi dello sterminio'?
A piu' di quarant’anni dall'uscita deflagrante del film 'La notte dei morti viventi', opera che costituisce il mito di fondazione dello zombie post-industriale, non si placano le passioni e le 'fameliche' aspettative dei fan. Né diminuiscono film, libri e serie Tv.
Una nuova 'alba degli zombie', sperando non sia l'ultima, sta sorgendo.
La presente opera ambisce a connotarsi come summa sull’esalogia romeriana dei living dead, proponendosi come punto di riferimento per appassionati, ricercatori o semplici curiosi: la storia, dal 1968 a oggi, dei film suddetti e delle innumerevoli ricadute della mitologia dello zombie in campo culturale e cinematografico, mettendo a fuoco l’orizzonte sociopolitico del non-morto e delle sue tante rielaborazioni nella fiction. Una paura che continua a materializzarsi nel luogo classico del trauma collettivo: il cinema.
Accanto ai saggi complementari di Danilo Arona, Selene Pascarella e Giuliano Santoro, un’intervista esclusiva a George Romero a cura di Paolo Zelati.

Commento

Ve l'avevo segnalato qualche settimana fa, ora che l'ho letto posso solo confermare le buone impressioni che vi avevo confidato di primo acchito.
Okay, io sono di parte: vivo di pane e zombie, e in più una grande fetta del saggio in questione è dedicata a George Romero, il mio regista preferito, almeno finché non si rimbecillito del tutto. Metteteci anche che Danilo Arona firma un terzo del libro, e capirete che L'alba degli zombie non poteva non piacermi.
Ribadisco, onde evitare fraintendimenti, che si tratta di un saggio (e non di un romanzo) sul cinema dei morti viventi, da papà George in poi. Non mancano i retroscena sulle sei pellicole della famosa dead saga romeriana, comprendenti curiosità e chicche che nemmeno io conoscevo. Interessantissimo, per esempio, lo script alternativo di Day of the dead, che poi non venne mai utilizzato per limiti di budget. O anche il fatto che Night of the living dead rischiò di essere qualcosa di molto diverso, un b-movie che sarebbe passato probabilmente inosservato, se Romero non si fosse inventato la peculiarità dei ritornanti affamati di carne umana.
Gli autori del libro sono onesti nell'ammettere il dislivello qualitativo tra la prima trilogia del regista di Pittsburgh e la seconda, culminata con l'indecente (ma queste sono parole mie) Survival of the dead. Un film che preferirei non aver mai visto, e invece...

Ottimo anche l'approccio filosofico-sociologico della cinematografia zombesca, tracciato con mano esperta da Giuliano Santoro. Si va dall'epoca preromeriana agli sviluppi del ritornante moderno, oramai tanto diverso da quello degli anni '60. Santoro esamina alcune novità introdotte nell'ultimo decennio, come per esempio la capacità dello zombie di apprendere e parlare, oppure alla mass-mediatizzazione dell'apocalisse.
La terza e ultima parte del saggio esamina ancor più da vicino l'evoluzione dell'archetipo-zombie nel post-romerismo. Selene Pascarella cita film e libri che, di mese in mese, stanno trasformando la figura del morto vivente antropofago in qualcosa di più complesso e forse più spaventoso. Non solo, l'autrice traccia un ottimo quadro protoscientifico su una possibile “vera” zombie apocalypse. Lo fa citando la Bibbia della letteratura ritornante, World War Z, ma anche una serie di studi scientifici che dimostrano la plausibilità – teorica ma non del tutto assurda – di una pandemia non dissimile da quella raccontata nei film di Romero.
Personalmente sono ben felice di aver scoperto l'esistenza della ricerca condotta dal biochimico texano Sean Michael Ragan, Etiology of Romero-Fulci disease: The case of prions, che dimostra quanto siano i prioni a essere il più probabile veicolo di diffusione di una pandemia zombesca (PDF scaricabile qui). Il che, lasciatemelo dire, rispecchia perfettamente lo scenario del Survival Blog e di Scene Selezionate della Pandemia Gialla. Solo che lo studio di Ragan io non lo conoscevo affatto, non ai tempi della stesura del romanzo.
Bizzarro no?

Concludendo, L'alba degli zombie è un ottimo e solido saggio, immancabile per gli appassionati di genere e, perché no, ricco di ottimi spunti per nuove storie sugli zombie, o sulle loro molteplici evoluzioni o trasformazioni.