domenica 24 marzo 2013

Spazio 1669 (di Alessandro Forlani)


Spazio 1669

di Alessandro Forlani

Ebook autoprodotto

Racconto gratuito, disponibile in formato digitale









Sinossi

Misteriose morti, segrete ottave dell'Ariosto, alchimia di alto profilo, mirabili progetti della casa d'Este e un ignaro valletto immerso in una storia che va molto oltre la sua comprensione. Questi sono gli ingredienti di Spazio 1669, opera disponibile per la lettura in versione completa, un racconto di fantascienza baroquepunk dello scrittore Alessandro Forlani, recente del premio Urania di Mondadori 2012.
Il sottogenere del baroquepunk ci catapulta in un XVII secolo dominato da atmosfere avventurose e misteriose allo stesso tempo, usando i grandi regni in espansione e i piccoli ducati del periodo come sfondo di ambientazioni dall'appeal storico e fantastico di eccezionale livello.

Commento

Alessandro Forlani è uno scrittore unico nel panorama italiano.
Colto, raffinato, storico preparatissimo, non esita piegare il suo sapere per scrivere ottimi racconti del fantastico, esplorando soprattutto quei sottogeneri di cui moltissimi parlano (quasi sempre a sproposito) senza però ma spingersi all'atto pratico del ricavarne qualcosa.
Oltre ad aver più volte affrontato lo steampunk, la fantascienza ibridata di horror (vedi I Senza-Tempo, romanzo vincitore del Premio Urania), Forlani si è anche cimentato nel curioso e particolare filone del baroquepunk, termine più suggestivo da pronunciare che non pratico da adottare come punto di riferimento creativo.
L'autore di Spazio 1669 invece lo fa in modo sublime, regalandoci un racconto elegante, piacevole e ricco di quel sense of wonder che - di nuovo - viene più spesso discusso che non utilizzato con sapienza.

La novelette è ambientata in periodo barocco (l'anno è facilmente deducibile dal titolo), ma in contesto alternativo. La concezione dello spazio non è galileiana, bensì tolemaica, con la Terra al centro del cosmo e gli altri pianeti, Sole e Luna compresi, che girano attorno a essa.
Attorno a questo coraggioso spunto ucronico iniziale si sviluppa la trama del racconto, incentrata sulla corsa allo spazio da parte di due potenze economiche e politiche dell'epoca, la Francia del Re Sole e i Duchi d'Este, signori di Modena e Reggio.
Mentre i francesi si apprestano a varare la prima uranonave per conquistare la Luna, gli estensi ordiscono un piano per bloccare la loro rincorsa allo spazio. Il piano degli italiani sembra girare su un messaggio segreto celato nella pagine de L'Orlando Furioso.

Impossibile rivelare altro, per non rivelarvi la sorpresa.
Il mio giudizio globale è molto alto, soprattutto per il raffinato stile narrativo di Forlani, ma anche per la sua fervida immaginazione, capace di tratteggiare un mondo baroquepunk che finalmente riesce a dare un significato a questo termine finora soltanto pretenzioso.

sabato 16 marzo 2013

L'Ora più Buia (di Claudio Vergnani)



L'ora più buia

di Claudio Vergnani

Gargoyle editore

16 euro, 504 pagine

(da un mio articolo dell'8/10/2011)






Sinossi

Dopo le avventure narrate ne Il 36° Giusto, Claudio, Vergy e i loro amici lasciano Parigi e ritrovano una Modena quasi tornata alla normalità, i pochi vampiri rimasti in circolazione nascosti nelle fogne e negli edifici abbandonati delle periferie più degradate. Stanchi, depressi decidono di riempire il vuoto delle loro esistenze dedicandosi alla ricerca di Alicia, nella folle e disperata speranza che questa possa essere ancora viva. Claudio e Vergy iniziano così delle indagini che, ben presto, si riveleranno un’autentica discesa negli inferi che li porterà a confrontarsi non solo con un inquietante e antico Maestro ma, anche e soprattutto, con le loro paure di uomini rassegnati al proprio destino, fino a un incontro con la morte che si consumerà nel più tetro e freddo dei luoghi, nell’ora più buia quando, per citare l’Amleto di Shakespeare, “i cimiteri sbadigliano e l’inferno soffia il contagio su questo mondo”.

Commento

Era da tantissimo tempo che non chiudevo un libro rischiando di versare qualche lacrima di commozione (e di tristezza, voltando l'ultima pagina). Così tanti anni sono trascorsi che quasi non ricordo quando è stata la volta precedente. Probabilmente con la saga di Hyperion di Dan Simmons, se la memoria non m'inganna.
Questa volta è toccato invece a Claudio Vergnani e alla sua meravigliosa trilogia sui vampiri modenesi.
 
L'ora più buia è il capitolo conclusivo della saga. In questi anni vi ho parlato spesso di essa. Ribadisco dunque soltanto pochi concetti, per chi si trovasse a leggere questa recensione senza ancora conoscere il mondo narrativo di Claudio Vergnani.
Stiamo parlando di vampiri e ammazzavampiri, ma entrambe le categorie sono antitetiche a libri sui nosferatu letterari (possibilmente adolescenti, belli e dannati) che vanno di moda da una decina d'anni a questa parte. I vampiri di Vergnani sono creature avide, malvagie, crudeli, spesso anche stupide, qualcosa di simile agli zombie, ma decisamente più arcigni e difficili da sconfiggere.
Gli eroi della saga, nonché nemesi dei non-morti, sono a loro volta molto fallibili, sbandati se non addirittura disperati, senza particolari risorse, organizzazione o doti morali (almeno apparentemente). Ed è questo che me li ha fatti amare fin dal primo libro.

L'immedesimazione non è mai necessaria, ma l'empatia sì. Affezionarsi ai personaggi di un libro è essenziale per renderli più vivi ai nostri occhi di lettori. E se essi sono vivi, noi soffriamo, gioiamo e ci divertiamo con loro. Cosa che, per dirla tutta, capita raramente. Cosa che, aggiungo io, Claudio Vergnani sa fare con una naturalezza che ha del sublime.
Sarà forse perché nei due protagonisiti principali, Vergy e Claudio (appunto), c'è un humus autobiografico che rende tutto più realistico, più tangibile.
Staccarsi da loro, perché questo è l'ultimo libro della saga, è stato difficile. Molto.

Venendo a un'analisi più classica de L'ora più buia, va detto che il romanzo recupera lo stile più classico del primo volume, differenziandosi dal capitolo di mezzo (Il 36° giusto), che è frammentato a episodi. Solo considerando la trilogia completa comprendiamo il quadro generale, e gli aggancia da un libro all'altro.
Siamo alle rese dei conti, al confronto con un maestro vampiro che proprio di Modena ha fatto la sua casa secolare. Qualcuno di più subdolo, di più antico e malato rispetto al già temibile Grimjack, sconfitto dai nostri antieroi nel primo libro.
Le vicende si svolgono nel nostro presente, in cui l'esistenza dei vampiri è venuta alla luce, pur non cambiando di molto le cose e gli equilibri. L'umanità preferisce continuare nella sua squallida esistenza di sempre, badando soltanto che i non morti, specialmente quelli più deboli e insani, se ne stiano relegati nei ghetti, a dare la caccia a mendicanti, immigrati e tossici.
Le vicende portano gli ammazzavampiri capitanati da Claudio a esplorare i vecchi palazzi di Modena, i suoi sotterranei, le campagne circostanti in cui gli sgherri dell'arcivampiro Ruthwen organizzano rave party a base di mattatoi e mattanze.
Da metà libro in poi l'atmosfera si scalda, molti nodi cominciano a venire al pettine. I nostri eroi dovranno dapprima affrontare la disperata solitudine delle loro vite (che poi è quella un po' di tutti), prima di avviarsi verso il gran finale.
Già, il gran finale, su cui non voglio rivelare nessun dettaglio, per non rovinare la sorpresa. Vi dirò soltanto che è grandioso e tragico, poetico e meschino. In una parola: perfetto.
Se il difetto di molte saghe è quello di concludersi in maniera indegna, beh, in questo caso il rischio è del tutto scansato. Semmai arriverete all'ultima pagina come me: un po' commossi e decisamente emozionati.

Il bello della scrittura di Claudio Vergnani è che essa parla di grandi cose, di sentimenti, di solitudine, di bassezze umane, di atti di incredibile coraggio. La cosa stupefacente è che riesce a farlo senza risultare mai demagogico, nemmeno in un paragrafo, nemmeno in un dialogo. Turpiloquio e parolacce, scambi sagaci di battute, personaggi improbabili disseminati qua e là (nani di colore, ninfomani, master di giochi di ruolo, vampiri impazziti, vampiri che non si rendono conto di esserlo): tutto serve a rendere piacevole la lettura, ma anche a raccontare la storia di uomini travolti, come spesso accade, da destini più grandi di loro.

Se volessi fare il recensore impegnato direi che sotto la patina divertentissima della caccia al vampiro, L'ora più buia (e i romanzi che la precedono) parla di grandezze e piccolezze di cui è capace l'essere umano, di solitudine e di coraggio, di vizi e di virtù.
Se poi volessi essere ancora più pedante suggerirei che i vampiri stessi non sono altro che uno stratagemma, una scusa per narrare una storia molto più profonda, umana e toccante. Eppure anche spassosa.
Sinceramente non saprei cosa chiedere di più a dei libri.
Quindi questa recensione, molto accorata e molto sentita, si conclude con un grazie all'autore e un complimento alla Gargoyle, che ha puntato su lui in maniera tanto netta e decisa.

venerdì 1 marzo 2013

L'Ultimo Papa (di Michael Travis)


L'Ultimo Papa

di Michael Travis

Edizioni Piemme

388 pagine, 19.50 euro









Sinossi

Con il prossimo papa, tra molte tribolazioni, Santa Romana Chiesa cesserà di esistere. Questo dice la cosiddetta "profezia dei papi" del vescovo medievale Malachia, che ha predetto con inquietante precisione la successione di tutti i pontefici della storia, fino all'ultimo. Il giornalista tedesco Konrad Polidori non ha mai sentito parlare di Malachia quando arriva a Ischia per seguire un convegno di alchimisti. Deve scrivere un articolo sull'intervento di un famoso egittologo ed esoterista, Albert Kurzweil, che ha promesso sconvolgenti rivelazioni. Rivelazioni che non arriveranno mai, perché l'uomo viene barbaramente ucciso alla vigilia del suo discorso. È proprio Polidori a trovare il cadavere, e a imbattersi nel taccuino del professore, che contiene molto più di quel che sembra. Kurzweil sapeva che la sua vita era in pericolo, per questo aveva disseminato i suoi appunti di messaggi in codice che Polidori, grande esperto di enigmistica, riesce a decifrare. Insieme a Chiara, la fotografa che collabora con lui, Konrad si imbatte così nel segreto meglio custodito dal Vaticano, un segreto che attraversa i secoli e che unisce l'antico Libro dei morti, la misteriosa Cappella Sansevero a Napoli e l'Inquisizione. E, soprattutto, il vescovo Malachia. La sua profezia sta per compiersi, la fine dei giorni si avvicina. E c'è chi è disposto a tutto per evitarlo. (fonte: IBS)

Commento

Dalla quarta di copertina si evince che questo è il primo romanzo dello statunitense Michael Travis, professore di lettere e appassionato di esoterismo. Non deve essere stato difficile trovare un editore, presentando questo libro con vaghi richiami a Dan Brown, e scritto con ottimo sfoggio di erudizione e buon mestiere.
L'ambientazione italiana sembra oramai tra le preferite degli scrittori anglosassoni (vedi nota post-recensione); questa volta siamo nell'insolita cornice di Napoli e dintorni, che sostituisce la più inflazionata Roma. L'intreccio di Travis è ricco di collegamente tra storia antica e moderna, esoterismo, alchimia e anche misticismo nazista. In alcuni punti occorre essere ferrati in materia, per non rischiare di andare in palla. Ci sono interi capitoli che sono tanto ricchi di "infodump" da risultare quasi dei piccoli saggi. A dispetto di quanto sostengono i soloni di tanti altri blog sulla letteratura di genere, ammetto di non considerare l'infodump come un male assoluto. Anzi: tutto sta nel gestirlo in modo fluido. O forse sarà che gli argomenti in cui Michael Travis sfoggia la sua cultura sono talmente interessanti che ho chiuso volentieri un occhio sui patemi stilistici.
L'ultimo Papa parte come un classico giallo ma ben presto diventa un thriller esoterico. L'autore non lascia molto spazio alle scene d'azione, concentrandosi piuttosto sull'indagine e sull'interazione tra personaggi principali e comprimari, dimostrando così di avere un'idea dell'Italia piuttosto stereotipata (come ho già detto, vedi dopo).
I colpi di scena non sempre sono così soprendenti come ci si aspetta, ma nel complesso la storia non ha particolari cali di qualità.
Molto interessante lo scenario in cui agiscono "i cattivi", su cui non posso dire molto senza rischiare spoiler clamorosi. Comunque sappiate che gli Apostoli Neri, una branca spietata dei servizi segrete vaticani, perseguono un fine folle e fumettistico. Tanto improbabile e fantasioso che... mi è piaciuto molto. Amo gli autori che sanno lavorare d'immaginazione, seguendo percorsi coraggiosi e contorti. In questo Travis non fa certo difetto.
In sostanza L'ultimo Papa è un romanzo per molti versi acerbo, ma del tutto godibile.

(Da un articolo del Blog sull'Orlo del Mondo del 31 agosto 2009)

martedì 12 febbraio 2013

Musi Gialli - Cinesi, giapponesi, coreani, vietnamiti e cambogiani: i nuovi mostri del nostro immaginario (di Fabio Giovannini)



Musi Gialli - Cinesi, giapponesi, coreani, vietnamiti e cambogiani: i nuovi mostri del nostro immaginario.

di Fabio Giovannini

Edizioni Stampa Alternativa

320 pagine, 14 euro







Sinossi

Il testo analizza il pregiudizio che tuttora permane verso i “musi gialli” (come venivano chiamati gli orientali in tante pellicole hollywoodiane di guerra, dove John Wayne faceva strage di “formiche” giapponesi o coreane), e lo sviluppo di questo specifico razzismo nel nostro immaginario. In particolare nei romanzi, nel cinema e nel fumetto, da Turandot al Grand Guignol, dove i cinesi sono associati a torture ed efferatezze, da Ming, il nemico giurato di Flash Gordon dalla pelle gialla, ai romanzi su Fu Manchu, “il diabolico cinese” che anticipa il ritratto del cattivo per eccellenza dei nostri anni, Bin Laden. Un pregiudizio che si è alimentato con Pearl Harbor e la Seconda guerra mondiale e poi con i conflitti in Corea,Vietnam e Cambogia, passando attraverso il terrore occidentale per le orde rosse del presidente Mao. Tutta la cultura orientale è stata considerata una minaccia,come dimostrano le polemiche sull’iperviolenza dei film cinesi di kung fu o sui cartoni animati,i fumetti e i giochi elettronici giapponesi che insidierebbero l’infanzia occidentale. Il libro è accompagnato da numerose illustrazioni (foto di film, immagini di fumetti,cartoline razziste del passato).
L’esplosione di interesse per il “fenomeno Cina” non ha ancora suscitato una riflessione sui nostri pregiudizi verso gli orientali. Questo libro offre per la prima volta una panoramica sui razzismi e i luoghi comuni dell’immaginario occidentale e si rivolge a un vasto pubblico di lettori attenti alle dinamiche sociali del nostro tempo o interessati alle moderne forme di comunicazione (narrativa popolare, cinema, fumetto, ecc.).

Commento

Musi Gialli è un ottimo e scorrevole saggio che si occupa senza giri di parole dell'atavica paura degli occidentali nei confronti degli orientali. È dunque un libro che parla di pregiudizi, senza però porsi sulla solita, insopportabile posizione di superiorità morale adottata da molti sociologi.
Dopo un logico e preciso excursus storico-geografico, Fabio Giovannini affronta lo spinoso argomento pescando abbondantemente nel campo letterario-cinematografico che, come il lettore avrà modo di verificare, abbonda di cliché sugli orientali “cattivi e astuti”. Uno su tutti il diabolico dottor Fu-Manchu, personaggio nato dalla penna di Sax Rohmer e poi diventato una nota maschera del grande schermo.
Già da come Fu Manchu viene descritto, Giovannini ravvisa alcuni stereotipi sui cinesi che ancora oggi persistono nell'immaginario collettivo:
“Immaginate una persona, alta, magra e felina, ben messa, con una fronte come quella di Shakespeare e un viso come quello di Satana, un cranio ben rasato e lunghi, magnetici occhi, verdi come quelli di un gatto. Investitelo di tutta l'astuzia crudele dell'intera razza orientale, accumulata in un intelletto gigantesco, con tutte le risorse della scienza passata e presente... Immaginate quest'essere terribile e voi avrete un'immagine mentale del Dott. Fu-Manchu, il pericolo giallo incarnato in un uomo.”

Nei capitolo successivi l'autore esamina altri casi di stereotipi sull'orientale malvagio, sempre pescando dalla cultura popolare. Vengono così elencati alcuni noti asiatici diventati i cattivi per antonomasia di molti film e romanzi, ma si punta l'attenzione anche sull'eterno odio di certi occidentali per i cartoni animati (manga e anime) giapponesi, da sempre ritenuti violenti e depravanti.
Ovviamente non mancano riferimenti ad altri campi culturali, dalla cucina cinese alle campagne propagandistiche americane durante la Seconda Guerra Mondiale, dove il nemico giapponese veniva descritto come un mostro, un animale a malapena umano (a differenza dei tedeschi, tra cui si faceva ben attenzione a sottolineare che i cattivi erano solo i nazisti).

Musi gialli è un saggio molto interessante e di piacevole approccio, ricco di riferimenti al mondo del cinema e della narrativa, nel caso non siate in cerca di una disamina troppo verbosa o tecnica. Indubbiamente consigliato.

venerdì 1 febbraio 2013

The Invasion (di William Meikle)



The Invasion

di William Meikle

Dark Regions Press editore

2.68 euro (versione ebook), 12 euro (brossura)

Lingua: Inglese




Sinossi

Tutto ha inizio con una strana pioggia verde che, ora dopo ora, colpisce buona parte del pianeta. La pioggia sembra avere una forte componente corrosiva, tanto che consuma la carne nel giro di pochi minuti. Eppure non si tratta di acido, bensì di una forma di vita vegetale che germoglia direttamente laddove riesce a bucare l'epidermide umana. Chiunque rimane esposto alla pioggia muore e si trasforma in una sorta di melma brulicante di vita primordiale.
Ma questo è solo l'inizio. Nuovi esseri prendono vita dai depositi di acqua melmosa che per ore si sono formati un po' ovunque. All'inizio si tratta di forme di vita semplici, ma di giorno in giorno assumono una complessità maggiore, finché i superstiti del genere umano si accorgeranno di avere a che fare con una vera e propria invasione su vasta scala...

Commento

Sono incappato in William Meikle, prolifico autore scozzese di fantascienza e horror, nella mia quotidiana ricerca di storie nuove che, a quanto pare, l'editoria italiana sa offrire oramai solo su pochissimi lidi, vere e proprie isole nel mare magnum di omologazione che dilaga.

A vedere la sua foto, Meikle dà l'idea di un simpatico scozzese di mezza età con tanta voglia di raccontare storie divertenti. Nel senso che divertono chi ama i suoi stessi generi, senza doversene vergognare.
The Invasion è una novel a metà tra catastrofismo survivalista e fantascienza pura. Sono chiari gli omaggi a tutto quel filone cinematografico/narrativo che da un paio di secoli ipotizza un'invasione aliena della terra. Da La guerra dei mondi a Il giorno dei Trifidi, passando per ID4 e, soprattutto, attraverso moltissimi B-movie in puro stile anni '50 e '60.
Attenzione però: parlo di suggestioni, non di scopiazzamenti. In realtà l'invasione pianificata da Meikle è originale quel tanto che basta per incuriosire anche il lettore più esperto. Dalla pioggia vegetale agli insetti scavatori nati da essa, man mano viene la voglia di sapere cosa si sarà inventato l'autore per distruggere ancora un po' di quel che rimane della povera razza umana.

Il punto di vista narrativo scelto da Meikle è piuttosto classico: presi un gruppo di sopravvissuti dislocati in una regione abbastanza isolata del Canada, li utilizza per descrivere ciò che sta succedendo su scala mondiale. Le vicissitudini dei protagonisti si alternano infatti ad excursus più ad ampio spettro, grazie ai collegamenti via Internet e ai notiziari in TV, finché essi continuano a esistere. Alle atmosfere catastrofiste si somma la lecita curiosità – che caratterizza gli appassionati di fantascienza old style – di sapere con chi abbiamo a che fare e perché questi alieni, apparentementi privi di emozioni e dalla mentalità da sciame, vogliono distruggerci.

Diciamo subito una cosa: Meikle non è Brian Keene (tanto per fare un nome noto ai lettori dei miei blog). Il suo stile è un po' meno horror e un po' più fantascientifico, forse anche un po' meno d'impatto. Detto ciò, Meikle è molto bravo nella sostanza e discreto nello stile. Non è un autore cerebrale, bensì pratico, concreto. I suoi personaggi si muovono, compiono azioni, sopravvivono, riservando a qualche trafiletto soltanto le riflessioni profonde e le introspezioni. È un male? È un bene? Dipende tutto da che tipo di lettori siete. The Invasion mi ha divertito facendomi pagare un prezzo onesto per farlo. Questo, a volte, basta più di mille giri di parole.

Il blog di William Meikle: http://williammeikle.blogspot.com/

lunedì 21 gennaio 2013

Il tennis come esperienza religiosa (di David Foster Wallace)



Il tennis come esperienza religiosa

di David Foster Wallace

Einaudi Editore

96 pagine, 10 euro (6.99 euro in formato ebook)








Sinossi

Negli anni della giovinezza e prima di diventare forse il piú grande innovatore della letteratura americana contemporanea, David Foster Wallace si è a lungo dedicato al tennis, entrando nelle classifiche regionali e sfiorando la fama che ha saputo costruirsi altrove, e con ben altri esiti. E il tennis è rimasto una delle sue grandi passioni, tradotta in pagine memorabili, da Infinite Jest a Tennis, Tv, trigonometria e tornado. Fino a questi due grandi saggi, qui raccolti insieme per la prima volta e dedicati rispettivamente a Roger Federer e a un'epica edizione degli Open, ma anche a mille altre cose: lo scontro omerico tra il talento e la forza bruta, tra la bellezza apollinea di una volée perfetta e gli interessi economici «sporchi» che ruotano intorno a ogni sport; il mistero ineguagliabile di uno sport che sembra basato su una moltiplicazione geometrica delle variabili, ma che, in fondo, si riduce al confronto di un atleta con se stesso e con i propri limiti, tra solipsismo e trascendenza. Il tutto, nella lingua immaginifica e inimitabile che i fan di David Foster Wallace hanno imparato da tempo a conoscere e amare.  (Dal sito dell'editore)

Commento

David Foster Wallace non è un autore semplice da affrontare. Tanto è ipnotica la sua prosa, tanto è facile perdersi tra parentesi aperte e chiuse parecchie pagine più in là, divagazioni estemporanee e altre piacevolezze.
Questo libro, Il tennis come esperienza religiosa, è in realtà un volumetto che racchiude due articoli scritti a distanza di quasi dieci anni l'uno dall'altro.
Il primo racconta di una storica edizione degli US Open (Democrazia e commercio agli US Open), mentre il secondo tratta in maniera estatica, filosofica, lo stile di gioco di uno dei più grandi talenti di sempre, Roger Federer (Federer come esperienza religiosa).

In entrambe i casi lo stile narrativo di Wallace, a sua volta tennista praticante, è teso alla percezione dell'armonia e del bello, che in questo sport (da molti definito "il più solitario di tutti") è un valore aggiunto, una parte integrante del gioco e dello spettacolo.
L'autore riesce a regalarci evocative descrizioni delle partite trattate nei due articoli, in particolare per quel che concerne Roger Federer, vero e proprio modello filosofico, sportivo ed estetico per come dovrebbe essere il tennis "puro", inteso come sport a metà tra l'aristocratico e il battagliero.

Se non amate il tennis, potrete comunque apprezzare questo esercizio scrittorio di Wallace, prendendo un assaggio del suo stile superdescrittivo, che si perde tra momenti di divagazione piacevole e altri di entusiasmo puro, genuino, come una cronaca in diretta, più che come un racconto scritto a posteriori.
Se invece amate racchette, campi di terra battuta e interminabili sfide che assumono spesso significati più complessi del semplice gioco, beh, questo è il vostro libro.

lunedì 14 gennaio 2013

Demonio (di Graziano Diana)

Demonio

di Graziano Diana

Einaudi Editore

176 pagine, 15 euro










Sinossi

Gabriele ha trovato sorella, madre e padre uccisi in un lago di sangue. Tutto sembra accusare il padre: che si sarebbe suicidato dopo la strage. Perché allora Gabriele dice a tutti con certezza che «non è stato il padre?» Perché Gabriele, quando è arrivato sulla scena del delitto, ha visto qualcosa. Qualcuno. Qualcuno che lui riesce solo a definire «demonio». Da quel giorno la sua vita si affolla di strane presenze. Qualcuno lo segue. Qualcuno cerca di ucciderlo. Gabriele comincia a indagare, diventa detective. Perché, su un foglio dell'agenda del padre, c'è la stessa misteriosa frase latina che lui è sicuro di aver sentito pronunciare dalla terrificante creatura? Nella luce della Roma di oggi, tra architetture moderniste e gallerie d'arte, Gabriele scopre di dover combattere per la propria salvezza. Per salvarsi dal male. E da un destino molto peggiore della morte.

Commento

Dalla quarta di copertina scopro che Graziano Diana è al suo primo romanzo, ma è un regista e sceneggiatore di lungo corso, con collaborazioni molto importanti alle spalle (Ultrà, Canone Inverso, La Scorta, Ultimo etc etc).
Demonio (titolo poco azzeccato), parte come un giallo, ma prestissimo fa una virata decisa - aggiungerei coraggiosa - verso l'horror esoterico, prendendo un po' spunto dai thriller a fondo soprannaturale/religioso che oggi vanno tanto per la maggiore.
Tutto parte da un terribile fatto di cronaca come, ahimè, se ne sentono troppi ai notiziari: le stragi della follia, quelle che avvengono tra le mura domestiche. E' il protagonista a scoprire la propria famiglia sterminata da suo padre, che poi si è fatto saltare la testa con un fucile. Mentre gli inquirenti premono per chiudere in fretta il caso, Gabriele è sempre più convinto che sulla scena del delitto ci fosse qualcun altro, la cui presenza ha poco di terreno e molto di diabolico.
Non potendo raccontarvi troppo (rischiando così di rovinarvi la lettura), posso tuttavia confermare che Diana ha il coraggio di portare fino in fondo una storia che non si risolve con la solita trovata positivista-razionalista all'ultima pagina. No, la trama si tinge sempre più di soprannaturale, trascinandosi verso un finale cupo e con ben poco di rassicurante. Proprio come ci si aspetta da un buon horror senza compromessi.

Diana ha una scrittura pulita, ma che non disdegna introspezioni, ricerca psicologica, sviluppo dei personaggi, anche se quest'ultima fase rimane incompiuta per quel che riguarda i comprimari del romanzo. Dovessi fare dei paragoni, per quel che servono, direi che l'autore ricorda un pizzico Danilo Arona, per quel che riguarda alcune trovate narrative, e ha un po' della malinconia di fondo propria dei romanzi di John Connolly. Fatte le debite proporzioni, ovviamente.
Buoni i risvolti "esoterici" della trama, anche se potevano essere approfonditi molto di più; invece l'autore si limita a darne una descrizione un po' troppo sommaria, senza addentrarsi in quella che a mio parere è una trovata originale e molto interessante. Da qui viene facile dire che il più gran difetto del romanzo è forse l'eccessiva brevità: 15 euro per 176 pagine a caratteri. Non proprio spiccoli. Insomma, non è esattamente quel che si dice un prezzo competitivo.
Demonio si presterebbe a un sequel, magari in grado di riprendere i tanti punti interrogativi lasciati in sospeso. Io di solito non amo scelte editoriali di questo genere, ma in tal caso sarei il primo a invitare Graziano Diana a dare un seguito a questo suo romanzo.